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[processo 11 marzo] seconda udienza udienza rito abbreviato

PROCESSO 11 MARZO - SECONDA UDIENZA RITO ABBREVIATO

Nella seconda giornata continuano a sfilare altri difensori degli arrestati e
delle arrestate per i fatti dell'11 marzo 2006 in corso buenos aires.

Il gruppo Pelazza, Giannangeli, Losco, Steccanella parte all'attacco. Chiarito
da Mazzali il giorno precedente il merito storico del reato di devastazione e
saccheggio nonche' la questione del concorso, i quattro avvocati non solo la
rimarcano, facendo notare che per una versione un filo piu' aggravata del reato
nel codice era prevista la pena di morte (poi abrogata fortunatamente) e facendo
notare come nel codice il 419 si trovi nella stessa sezione dell'associazione a
delinquere di stampo mafioso, un reato ben piu' grave di quello relativo a
socntri di piazza.
I quattro avvocati, in particolare l'avv. Steccanella, seguito a strascico
dall'avv. Burani, fanno notare come sia necessario ridimensionare un secondo i
fatti, riportarli nell'alveo di una ricostruzione realistica di cio' che avvenne
e della sua gravita': certamente non e' vero che non e' successo niente, ma non
si puo' certo dire che quei 200 metri di strada fossero diventati un pezzetto di
iraq o di palestina.
I difensori di oggi e in particolare i cinque gia' menzionati ci tengono a
specificare una cosa, con forza e enfasi: manifestare quel giorno, cercare di
bloccare una manifestazione fascista (senza virgolette afferma con mot-d'esprit
Burani) era giusto; i motivi della mobilitazione dell'11 marzo erano giusti. E
l'isolamento in cui sono stati chiusi coloro i quali hanno cercato di opporsi a
una sfilata di 400 persone condita di inni fascisti e bracci tesi e' una delle
concause di cio' che e' avvenuto. Inoltre le ffoo avevano soluzioni piu'
semplice che quelle di un cordone con carica e arresti sommari per evitare il
problema di OP.

Gli altri avvocati affrontano per lo piu' posizioni singole specifiche, cercando
di rendere ulteriormente evidente come non ci siano di fatto prove che
potrebbero risultare in una condanna, per nessuno degli imputati. Ma si sa che
questo processo non sta nell'alveo della giurisprudenza, ma di quello della
politica di palazzo. E ai suoi meccanismi un po' bisogna abituarsi, affilando le
zanne.
Plauso ai Bravi Ragazzi che hanno esposto sulla facciata del Tribunale anche per
pochi minuti uno striscione, facendosi beffe della paranoia securitarai del
Palazzo di Giustizia milanese, che ha visto il suo motto effigiato in marmo in
alto rilievi, sostituito dalle parole: "Devastano le nostre vite, saccheggiano
il nostro futuro". Ma per loro il 419 non e' previsto ne' oggi ne' mai.

a la prochaine