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[l'Unità] G8 di Genova, l'allarme del giudice: «Non vogliono che si processi la classe dirigente»

La Procura di Genova ha chiesto un teatro per celebrare il processo, iniziato mercoledì , per gli abusi che si verificarono nella caserma-lager di Bolzaneto, nei giorni del G8, luglio 2001. Un teatro per consentire alle centinaia di vittime di quegli abusi di seguire il dibattimento, ma anche per non escludere il pubblico, per evitare che il silenzio cada su un processo che già ora è destinato alla prescrizione, ma che almeno in primo grado si spera arrivi ad una sentenza.

I grandi giornali nazionali hanno però dedicato solo poche righe alla vicenda. Il procuratore aggiunto di Genova, Giancarlo Pellegrino sorride rassegnato: «Non mi sento di dire che la stampa italiana abbia subito pressioni dall'alto, ma forse, nelle redazioni dei grandi giornali, si è deciso che questa è una cosa su cui mettere la sordina. Del resto capisco bene che in una scala di priorità, i malori del giovane Elkann abbiano decisamente più rilievo!».

In questi giorni si è molto parlato di «ex Cirielli» e di prescrizioni, qui abbiamo un processo per fatti gravissimi, destinato già in partenza a non arrivare al traguardo. Forse è un buon esempio per parlare di ciò che non va nel sistema penale...
«La “ex Cirielli” aggraverà le cose in un quadro già difficile. La riforma della procedura penale ha allungato i processi lasciando immutati i tempi di prescrizione. Prendiamo ad esempio il tribunale di Genova, con cinque collegi giudicanti, tutti impegnati in processi che richiedono anni di dibattimento. È chiaro che già così siamo alla paralisi e la nuova legge renderà drammatica una situazione già disperata».

Eppure, dei tre processi in corso per i fatti del G8, probabilmente l'unico che arriverà a una sentenza definitiva è quello che riguarda i manifestanti...
«Il rischio è questo, anche perché in quel caso si è contestata la devastazione e il saccheggio, reati che hanno un tempo di prescrizione più lungo».

Conclusione? Il problema delle prescrizioni esiste a prescindere dalla “Cirielli”?
«Diciamo che questa legge risponde a una precisa logica che non vuole che si processi la classe dirigente. È una norma che si applica agli incensurati. E chi sono in genere gli incensurati, se non appunto i colletti bianchi?»

Che per giunta con questa legge resteranno incensurati a vita, dato che i loro reati saranno sistematicamente prescritti?
«Si aggraverà quel meccanismo che abbiamo già visto con Tangentopoli. La maggior parte di quei processi si è comunque prescritta. Ma Tangentopoli era stato un ultimo tentativo, da parte della magistratura, di affermare un principio di legalità, uguale verso tutti i cittadini. Tentativo fallito perché manca, nella classe politica, la volontà di affermare questo principio».

La classe politica che attualmente governa il Paese ha approvato una serie di leggi ad personam che la sinistra, se diventerà maggioranza, dovrà abolire. Questo almeno è ciò che chiede anche l'Anm e che lo stesso Prodi ha annunciato.
«Io mi auguro che questo avvenga e mi fa piacere il fatto che Prodi lo abbia promesso, ma francamente ho qualche dubbio. Sarei pronto a scommettere che ci saranno tentennamenti rispetto agli interventi radicali di cui ci sarebbe bisogno. Credo che sia necessario un ripensamento globale della giustizia penale e una revisione delle norme processuali e procedurali, ma tutto si intreccia col problema di una diffusa illegalità. Prendiamo la Svezia: lì molti reati sono puniti con sanzioni pecuniarie ancorate al reddito, ma da noi una norma del genere provocherebbe solo nuove sperequazioni, visto che è estremamente difficile accertare la reale consistenza dei redditi. Oppure pensiamo al patrocinio gratuito per i non abbienti. È una grande norma di civiltà, ma il risultato è che celebriamo processi per mafia in cui intere associazioni criminali hanno difese pagate dalla collettività, dato che un mafioso normalmente non fa la dichiarazione dei redditi. Tutte le strade, come vede, sono lastricate dal diavolo».